Radicali

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Photos from Radicali's post 07/06/2026

Più che un forum economico è sembrata una reunion dei principali antagonisti del progetto europeo.

Un raduno dove propagandisti, estremisti e professionisti della disinformazione si sono dati appuntamento alla corte di Putin.

Strani “Avengers” uniti contro il vero nemico: la realtà!

Photos from Radicali's post 05/06/2026

«Questo è un luogo pubblico e non potete fare quello che volete.»

E invece sì, caro il nostro omofobo. Nel merito può consultare il codice: un bacio o una carezza non rappresentano alcun illecito nel nostro Paese. Sono gesti “inopportuni” soltanto agli occhi di chi considera ancora l’amore tra due persone dello stesso sesso qualcosa da tollerare a fatica.

Come, evidentemente, lei.

È bastato però un semplice gesto d’affetto per suscitare l’indignazione del senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia, che ha pensato bene di richiamare una coppia invitandola a smettere e a continuare altrove. «Fatele a casa vostra», avrebbe detto, appellandosi alla solita retorica del decoro e della buona educazione negli spazi pubblici.

La verità è molto più semplice, e probabilmente la conosce bene anche Menia: se quella coppia fosse stata composta da un uomo e una donna, nessuno avrebbe battuto ciglio.

Ma siccome si trattava di due ragazzi, ecco riemergere il vecchio riflesso condizionato di chi continua a considerare l’affettività come qualcosa da correggere. E allora il problema non è il bacio, ma il pregiudizio. Per questo l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, la stessa che i colleghi di Menia hanno recentemente bocciato, è fondamentale: non per insegnare come amare, ma per insegnare a rispettare chi ama in modo diverso da noi.

A scandalizzarla dovrebbe essere chi pretende ancora di decidere quali amori siano accettabili. E, vista la situazione, viene il dubbio che qualche giovane abbia parecchio da insegnare a certi “onorevoli”.

05/06/2026

«Il mondo non si è stancato dell’Ucraina. Si è stancato della Russia, persino tra coloro che, a livello globale, vi aiutano ad aggirare le sanzioni e a tenere in piedi la vostra economia».

Le parole di Volodymyr Zelenskyy non rappresentano soltanto un appello alla diplomazia. Sono il monito rivolto a un Paese che, dopo anni di aggressione e militarizzazione, si trova sempre più schiacciato dal peso delle proprie scelte: un’economia piegata alle esigenze della guerra, una crescente dipendenza dall’apparato militare e la necessità di cercare continuamente sostegno all’estero per compensare gli effetti dell’isolamento internazionale. E no, non si tratta dell’Ucraina, nonostante anni di propaganda abbiano tentato di accreditare questa narrazione. Si tratta della Federazione Russa e dell’enorme costo economico, sociale e umano che la sua leadership ha imposto alla propria popolazione.

Quelle parole smontano anche una delle narrazioni più abusate e strumentali di questi anni: l’idea che Kyiv non voglia la pace.

«Avete trascorso quasi la metà dei vostri 26 anni al potere in una guerra contro l’Ucraina», scrive Zelenskyy. Un’affermazione difficile da contestare. Quella contro l’Ucraina è stata anzitutto una guerra preparata sul terreno dell’informazione: anni di propaganda, revisionismo storico e manipolazione dell’opinione pubblica hanno preceduto l’invasione su larga scala del 2022. Una guerra che, come ricorda il presidente ucraino, continua a costare parecchio alla Russia, mentre il Paese affronta le conseguenze di un crescente isolamento internazionale e di un regime sanzionatorio senza precedenti.

Nel frattempo, Mosca continua a chiarire di non essere disposta ad alcun reale passo indietro. Rivendica il controllo dei territori occupati, si oppone a qualsiasi prospettiva di integrazione europea dell’Ucraina e pretende la sostanziale neutralizzazione delle sue capacità difensive. Le condizioni presentate dal Cremlino come una proposta di pace assomigliano, in realtà, alle premesse di un futuro conflitto: la richiesta che l’aggredito accetti integralmente le condizioni imposte dall’aggressore e rinunci agli strumenti necessari per difendersi da nuove aggressioni.

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