IL Medico Condotto

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Marco Squicciarini 22/04/2026

Disostruzione delle vie aeree nel bambino
Se ogni genitore imparasse queste semplici manovre si potrebbe salvare un bambino ogni settimana che per questo motivo cessa di vivere. in Italia circa un a bambino a settimana muore per ostruzione da corpo estraneo. Queste manovre possono fare la differenza tra la vita e la morte, specialmente nei casi di soffocamento, che possono verificarsi in modo imprevisto e in pochi secondi.

Marco Squicciarini 1.1K likes, 45 comments. "disostruzione bambino secondo nuove linee guida internazionali per la popolazione"

04/07/2025

I danni permanenti del fumo sui denti.

Uno studio mostra la registrazione biologica dei danni alla salute orale correlati al fumo all'interno della struttura dentale.
Una ricerca condotta dalla Northumbria University ha rivelato che il fumo lascia segni permanenti e rivelatori sui denti che rimangono anche dopo aver smesso di fumare. Secondo quanto rilavato dai ricercatori, i fumatori presentano segnali radicati in profondità nei denti, in particolare nel cemento, il tessuto che ricopre la radice del dente. Il cemento, viene spiegato, sviluppa "anelli" di crescita annuale, simili agli anelli degli alberi.

Il team di ricerca ha esaminato 88 denti, provenienti sia da pazienti odontoiatrici viventi che da resti archeologici. Hanno notato con sorpresa "segni di rottura" negli anelli di cemento di alcuni denti, ma non in altri. Queste alterazioni si manifestavano come variazioni nello spessore e nella regolarità degli anelli. È stato scoperto che queste interruzioni erano associate a individui che si erano identificati come fumatori o ex fumatori.

Lo studio ha evidenziato danni causati dal fumo nei denti del 70% degli ex fumatori e del 33% dei fumatori attuali, rispetto a un mero 3% dei non fumatori. È stato anche osservato che il cemento è più spesso negli ex fumatori. I ricercatori ipotizzano che ciò avvenga perché il cemento torna a livelli normali dopo aver smesso di fumare, depositando strati "più resistenti" sopra gli anelli danneggiati, rendendoli più spessi.

Il dott. Ed Schwalbe, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Applicate della Northumbria University, ha affermato: "La nostra ricerca dimostra che è possibile stabilire se qualcuno era un fumatore semplicemente esaminandone i denti". "Abbiamo scoperto che la normale deposizione annuale di anelli risultava interrotta in alcuni individui e ci siamo resi conto che queste interruzioni erano associate a fumatori o ex fumatori, ma erano molto rare nei non fumatori".

Lo studio ha coinvolto 46 pazienti odontoiatrici viventi che hanno fornito 70 denti e le loro storie cliniche, inclusa la storia del fumo. In un caso specifico, i ricercatori hanno identificato danni da fumo in un dente donato da un individuo vivente, stimando che fossero avvenuti tra i 22 e i 41 anni. Successivamente, hanno verificato che il donatore, di 58 anni al momento dell'estrazione del dente, aveva effettivamente fumato in quel periodo, avendo iniziato a 28 anni e smesso a 38.

In collaborazione con la dott.ssa Sarah Inskip dell'Università di Leicester, il dott. Schwalbe e la dott.ssa Valentina Perrone hanno analizzato altri 18 denti provenienti da resti archeologici risalenti al periodo tra il 1776 e il 1890. Anche su alcuni di questi denti archeologici erano visibili tracce evidenti di fumo, come macchie e intaccature da p**a. Sorprendentemente, l'analisi del cemento dei campioni archeologici ha rivelato che gli anelli nei denti dei fumatori deceduti nel XVIII e XIX secolo presentavano gli stessi segni di rottura osservati nei donatori viventi che erano fumatori attuali o ex fumatori.

Il dott. Schwalbe ha sottolineato l'importanza di questi risultati per il futuro della scienza forense e degli studi storici. "Questo potrebbe aiutarci a scoprire di più sugli stili di vita delle persone nel passato, soprattutto negli studi archeologici in cui i modelli di consumo di tabacco possono rivelare importanti intuizioni culturali", ha affermato.

La Dott.ssa Inskip, che dirige il "To***co, Health and History Project", ha aggiunto: "L'identificazione dei 'danni del fumo' nei denti archeologici apre nuove strade alla comprensione di come il consumo di tabacco a lungo termine nelle popolazioni abbia influenzato la nostra salute nel tempo".

La cementocronologia, lo studio del cemento acellulare a fibre estrinseche (AEFC), è stata ampiamente utilizzata per stimare l'età al momento del decesso e condizioni come la gravidanza o le malattie. Tuttavia, si ritiene che questa sia la prima volta che viene impiegata per prevedere il consumo di tabacco.

La dott.ssa Valentina Perrone, assistente di ricerca presso l'Università di Leicester, ha spiegato: "Abbiamo confrontato visivamente e statisticamente la deposizione di cemento di fumatori, ex fumatori e non fumatori per identificare irregolarità potenzialmente collegate all'abitudine al fumo. Abbiamo scoperto che gli individui con una storia di fumo – sia come fumatori attuali che ex fumatori – avevano una probabilità significativamente maggiore di presentare lesioni al cemento rispetto a coloro che non ne avevano".

Sebbene il fumo sia noto per avere un impatto sistemico sull'organismo e sia correlato a parodontite e perdita dei denti, questo studio, intitolato "Reconstructing smoking history through dental cementum analysis - a preliminary investigation on modern and archaeological teeth", pubblicato su PLOS One, è il primo a mostrare una registrazione biologica del danno alla salute orale correlato al fumo all'interno della struttura dentale.

05/06/2025

I Denti del giudizio

I denti del giudizio sono gli ultimi a spuntare: i latini li chiamavano Dentis sapientiae, perché già il medico greco Ippocrate aveva descritto, la loro comparsa in una fase della vita più “saggia” di quella infantile e dell’adolescenza, i 18 anni, la maturità appunto. Ma gli ultimi molari (i cosiddetti terzi, oppure ottavi) più che giudizio possono portare con sé un sacco di problemi per la bocca. Per esempio rubando spazio agli altri denti, provocando affollamento, problemi di allineamento e di masticazione, spuntando solo in parte o rimanendo sotto la gengiva. Noto anche come terzo molare od ottavo, il dente del giudizio emerge nelle arcate dentarie fra i 17 e i 25 anni, ma non è sempre così. In alcune persone questi denti non spuntano mai, in altre compaiono solo le punte o restano sepolte nella gengiva. Si trovano alle estremità della bocca e sono quattro (due sopra e due sotto). Difficili da raggiungere con lo spazzolino e dal filo interdentale, rendono ancora più raccomandabile l’igiene periodica dal dentista, visto che sono a rischio carie.
Sono denti che vanno gestiti con “giudizio”, si tratta infatti di elementi con anomalie coronali e radicolari posizionati in fondo al cavo orale e spesso ben radicati nelle arcate dentali. Spesso rimangono inclusi o semi-inclusi nella gengiva, non riuscendo a erompere e a posizionarsi correttamente nell’arcata dentale. Per mancanza di spazio spesso il dente cresce in posizione non corretta (per esempio impattando sui settimi). Se è semi-incluso può esporre a infezioni croniche che si chiamano disodontiasi per causa dei batteri che infettano i tessuti molli (pericoronarite), dare problemi ortodontici peggiorando una malocclusione pre-esistente e interferire col corretto funzionamento della bocca causando fastidiose contratture dei muscoli masticatori. Il fatto che i denti del giudizio non abbiano spazio fa sì che vengano ritenuti in zone estremamente critiche del cavo orale, dove l’igiene risulta essere estremamente difficile e i fenomeni infiammatori molto frequenti. Spesso la loro permanenza in bocca crea problemi di salute, avendo un ruolo marginale o assente nella masticazione, soprattutto quando il contatto con l’opponente manca, la loro permanenza in bocca di solito crea solo problemi ai settimi e disfunzioni all’intero apparato. La perdita non crea problemi estetici non essendo visibili per la loro posizione molto arretrata. Il dente del giudizio va tolto quando la sua permanenza, per qualsiasi motivo, crea problemi di salute anche al di fuori della bocca. Una delle situazioni più frequenti per cui ci vengono riferiti questi pazienti dall’otorinolaringoiatra è quella degli acufeni che possono essere innescati o peggiorati proprio dalla presenza degli ottavi in un contesto in cui l’osso diminuisce di volume per l’invecchiamento. La complessità dell’estrazione dipende dalla morfologia del dente del giudizio, da quante radici ha, da quanto sono curve, dal fatto che possono avere degli uncini che li tengono fortemente agganciati all’osso.

Photos from IL Medico Condotto's post 06/03/2025

L'Alzheimer si manifesta decenni prima dei sintomi. «Ecco 4 campanelli d'allarme a cui fare attenzione»

Può capitare a tutti di alzarsi con l'idea di andare in cucina per prendere un bicchiere d'acqua e dimenticarsene non appena si mette piede nella stanza. Per quanto questi episodi siano in generale molto comuni, è bene fare attenzione ad alcuni «campanelli d'allarme» che potrebbero indicare la presenza di qualche problema, e in particolare l'insorgenza dell'Alzheimer. A tal proposito il dottor Daniel Amen, psichiatra e ricercatore della California, ha indicato 4 segnali a cui fare attenzione.
Il primo segnale a cui fare attenzione, è il peggioramento della propria memoria negli ultimi 10 anni: «L'80% delle persone afferma che è così, e in questo caso c'è l'80% di probabilità che la situazione continui a peggiorare». Il secondo campanello d'allarme è relativo a una scarsa capacità di giudizio e un'elevata impulsività, il che significa che probabilmente «l'attività dei tuoi lobi frontali, ovvero la parte del cervello che ti "supervisiona", sta diminuendo, e questo non è un bene». Il terzo elemento è una soglia dell'attenzione particolarmente bassa e la facilità nel distrarsi, ma non una condizione come l'Adhd, quanto più un progressivo peggioramento. L'ultimo segnale è il fatto di essere spesso di cattivo umore, o depressi. Il dottor Amen ha anche indicato alcuni comportamenti che aumentano il rischio di sviluppare la demenza: obesità, carenza di energia, disfunzione erettile e insonnia cronica. I ricercatori hanno scoperto che i pazienti con Alzheimer utilizzano meno glucosio nel cervello rispetto a quelli con normale funzione cognitiva, e che tali livelli di riduzione possono essere rilevabili circa 20 anni prima dei sintomi iniziali. Questo morbo, che di solito colpisce persone che hanno più di 65 anni, mostra segni precoci che possono aiutare a riconoscere anticipatamente tale patologia cerebrale, quindi possono essere individuati anni prima. Una nuova ricerca ha identificato i cambiamenti nella neurochimica e nell'anatomia del cervello che sono presenti decenni prima che le persone abbiano un qualsiasi sintomo del morbo di Alzheimer.
I sintomi precoci dell'Alzheimer possono variare, ma alcuni segnali comuni includono:
-Perdita di memoria: Difficoltà a ricordare informazioni appena apprese, dimenticanza di eventi recenti o ripetizione delle stesse domande.
-Difficoltà nel linguaggio: Problemi nel trovare le parole giuste, impoverimento del vocabolario e difficoltà a seguire o partecipare a conversazioni.
-Disorientamento spazio-temporale: Perdita della capacità di riconoscere luoghi familiari o di orientarsi nel tempo.
-Cambiamenti di umore e personalità: Sbalzi d'umore, irritabilità, ansia, depressione o sospettosità.
-Difficoltà nelle attività quotidiane: Problemi nel completare compiti familiari, come cucinare o gestire le finanze.
-Problemi di giudizio: Scarsa capacità di prendere decisioni appropriate, come indossare abiti inadatti alle condizioni meteorologiche.
Riconoscere questi sintomi precocemente può aiutare a intervenire tempestivamente e a gestire meglio la malattia.
Un test sviluppato in Svezia rilevato dalla rivista Jama Neurology , effettuato su quasi 700 persone ha evidenziato come i livelli nell’organismo di una proteina chiamata p-tau271 può effettivamente essere una forma di “anteprima” , che in corrispondenza di livelli sufficientemente elevati ha poi portato ad una diagnosi della malattia di Alzheimer anche a distanza di oltre 10 anni dal primo test.
Questo significa quindi potenzialmente che anche chi non è troppo in avanti con gli anni, attraverso un comune esame del sangue con uno screening, potrà quindi anticipare con molti anni potenziali, la diagnosi poi inevitabile della malattia neuro degenerativa, con la prospettiva anche di “bloccarne” o anticiparne i tipici sintomi con farmaci che sono già molto evoluti negli ultimi anni.

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