I Rimedi di Nonna
08/07/2026
GLI SCAMBI DI ENERGIA TRA LE PERSONE
Ogni giorno siamo coinvolti in continui scambi di energia, spesso senza rendercene conto. Alcune persone assorbono tutto ciò che incontrano, mentre altre hanno imparato a scegliere consapevolmente cosa lasciare entrare nella propria vita.
1. Chi assorbe tutto - Quando una persona si sente emotivamente fragile, stanca o in disequilibrio, tende ad assorbire qualsiasi energia le arrivi, senza alcun filtro. Ambienti, conversazioni, emozioni e stati d’animo degli altri finiscono per influenzarla profondamente.
Può accadere, ad esempio, che un responsabile assorba il malessere di un collaboratore e, inconsapevolmente, lo trasmetta alla famiglia o ad altri colleghi. In questo modo si crea una vera e propria catena di contagio emotivo.
Chi vive in questo stato dipende continuamente dall’energia esterna e il suo umore cambia in funzione delle persone e degli ambienti che frequenta.
2. Chi sceglie cosa accogliere - Esistono invece persone che sviluppano una maggiore consapevolezza dei propri scambi energetici. Non rifiutano gli altri, ma filtrano ciò che percepiscono, accogliendo solo ciò che è utile alla loro crescita e al loro equilibrio.
Questo significa anche riconoscere quando non è il momento di affrontare determinate discussioni o di caricarsi dei problemi altrui. Non è egoismo, ma una forma di igiene mentale ed emotiva.
A volte una persona positiva può perfino sentirsi fuori posto in un gruppo che preferisce lamentarsi o alimentare conflitti. Non perché sia “migliore”, ma perché vibra su una modalità diversa di comunicazione.
Forse dedichiamo troppo tempo ad analizzare ciò che ci accade e troppo poco a osservare ciò che lasciamo entrare dentro di noi.
Imparare a scegliere le persone, gli ambienti, le conversazioni e le emozioni con cui entriamo in contatto può fare una differenza enorme nella qualità della nostra vita.
Fatevi una domanda… Che cosa sto permettendo di influenzare la mia energia ogni giorno? Voi lo fate?
#❤️
08/07/2026
Terzo esercizio pratico della SOLITUDINE come GUARIGIONE 🙏🏻❤️🙂✨
07/07/2026
Secondo esercizio pratico della SOLITUDINE come GUARIGIONE 🙏🏻❤️🙂✨
06/07/2026
🌿SOLITUDINE COME GUARIGIONE🌿
Nella prospettiva occidentale, la solitudine è spesso letta come assenza, come mancanza di legami, come rischio di cadere fuori dal flusso sociale.
È associata a parole come isolamento, vuoto, perdita, disconnessione.
E questo accade perché viviamo in una
società in cui l’identità è costruita attraverso il confronto con gli altri, quindi stare soli sembra togliere un pezzo di sé.
La psicologia moderna tende a interpretare la solitudine come sintomo di disagio, depressione, burnout.
È inoltre, il ritmo sociale non sembra dare tregua, chi si ferma, chi si ritira, chi non produce rischia di “annegare” nel giudizio o nell’irrilevanza.
In questa cornice, la solitudine è un mare agitato: se non sai nuotare, ti spaventa.
Nella prospettiva orientale ☯️, la solitudine è invece presenza, non assenza.
È un luogo di incontro, non di perdita.
È un campo di pratica, non un sintomo.
Nelle tradizioni contemplative come la meditazione: la solitudine è il laboratorio dell’attenzione.
Dal punto di vista relazionale, l’io non è separato dal mondo, quindi stare soli non significa essere soli.
Inoltre esiste un ritmo ciclico, ogni cosa ha un tempo di espansione e uno di ritiro; la solitudine è il tempo del ritiro che prepara il ritorno.
Qui la solitudine è una stanza silenziosa: se ti siedi, ti parla.
Non è che una visione sia “giusta” e l’altra “sbagliata”.
È che la solitudine cambia forma a seconda del significato che le dai.
Se la temi, ti inghiotte.
Se la ascolti, ti rivela.
E questo è profondamente legato alla tua storia, alla tua cultura, al tuo corpo, al tuo modo di percepire il mondo.
🪷Vi propongo degli esercizi pratici🙂 Pronti?
🌿 1. Il Ritiro di 7 Minuti🌿 - È la pratica più semplice e più potente: una micro‑solitudine quotidiana.
1) scegli un luogo della casa dove non “fai” nulla;
2) siediti, senza telefono;
3) appoggia le mani sull’addome;
4) lascia che il respiro si allarghi senza modificarlo;
5) osserva cosa emerge: un’emozione, un pensiero, un fastidio, un bisogno.
L’obiettivo non è “calmarsi”, ma sentire senza intervenire.
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